Osservazioni di Umberto Zaccarini

 

Aldilà di ogni considerazione circa il diverso stato della caccia nel nostro paese rispetto a quanto si riscontra nelle isole britanniche e, perciò, circa le diverse attese dai nostri ausiliari di schioppo da parte di noi cacciatori o cinofili di lavoro, è pur vero che le razze spaniel, sino a una o due generazioni canine addietro (il che è ben poco in termini di tempo e filogenetici), erano adibite nel loro paese d’origine a un lavoro del tipo descritto nei due documenti che precedono. Potrà disturbarci o no la cosa, ma in Inghilterra lo spaniel è ne più ne meno che un battitore a quattro zampe il quale sostituisce — più velocemente di un uomo ‐ il lavoro altrimenti umano di battuta e di raccolta dei selvatici. Potrebbe dirsi , insomma, più che un tipo di animale da lavoro ….. un lavoratore di tipo animale. Se avrà svolto prestazione d’opera in termini almeno sostitutivi di un salariato di linea, perciò stesso sarà nella “nota del concorso” (v. art.7).

Adattarlo ad una forma di caccia solitaria per borrita, come si pratica nel nostro paese – e si simiglia nelle nostre prove di lavoro – implica quanto meno un poco di non impaziente attesa da parte di tutti noi, giudici e operatori cinofili che siamo. Attesa che non può prescindere da un maturato ripensamento del lavoro ai fini del quale è stata intesa la sua più recente selezione, assunto che i nostri cani se non anche direttamente importati dal paese d’origine, sono comunque figli o nipoti di cani recentemente importati.

Lo spaniel, dunque, è un cane da sfrullo a tiro di fucile. All’espletamento di questo compito esso perviene per due vie: l’azione sistematica di battuta del terreno e l’Individuazione olfattiva del selvatico, normalmente per “body scent” (traducibile in :impatto olfattivo corporale diretto del selvatico). Solo in fase di ultimativa risoluzione del punto è consentito che il cane risalga la pista calda della recentissima passata; tartufare continuamente sulle pedine durante l’azione esplorativa, o comunque cercare in terra invece che in aria i segni della presenza della preda è cosa antiestetica e improficua: si tradurrà inevitabilmente in selvatici di volo trascurati, non foss’altro perché il cane che scrive sul terreno non può andare alla stessa velocità di quel lo che si muova padroneggiando il vento.

E qui è il punto. Quanto più lo spaniel sorprenderà il selvatico con la sua azione veloce, tanto minori saranno lo opportunità offerte al selvatico stesso di occultarsi o di sottrarsi in fuga di pedina. Fra le qualità dello spaniel, dunque, subito dopo il metodo di cerca, gli inglesi pongono la velocità… stilistica. Ne conseguono immediatamente due ordini di conclusioni: che il cane il quale insistentemente scrive col tartufo sul terreno di cerca deve andare penalizzato; che lo sfrullo, nel senso di mettere inavvertitamente in ala, non esiste, e non può esistere, in quanto ogni frullo di selvatico (flush) è la ovvia conseguenza del lavoro spaniel. Insomma, l’involo di un selvatico a tiro di fucile potrà imputarsi, di volta in volta, ad azione di buon metodo del cane, oppure a sua precisa individuazione olfattiva, oppure ancora a talento naturale di scova, ma sempre comunque andrà a merito del concorrente, in quanto esito della sua presenza attiva sul terreno. Ignorare, pertanto, l’aspetto (anche) meccanicistico del lavoro spaniel, significa non aver ben permeato la logica del suo lavoro e, fors’anche, afferire nel settore dei cani da fucile retaggi o preconcetti del giudizio di prove caratteristico dei cani da ferma.

Ciò detto per dovere di chiarezza, è altrettanto evidente che sfrulli reiteratamente inavvertiti autorizzano il giudice al sospetto di carenza olfattiva (o meglio, di concentrazione olfattiva) del concorrente, e pertanto a penalizzarlo in classifica, ove il sospetto trovi conferma evidente nei fatti. Quanto a eliminarlo, abbiamo visto che i giudici inglesi non lo farebbero. E comunque, attenzione a una cosa: c’è il cane che lavora più di metodo che di naso, c’è il cane che lavora più d’intuito che di gomito, c’è infine il cane che lavora più di talento naturale che d’altro, ma sentenziare in astratto quale di questi sia il migliore, cioè il più proficuo al carniere è ben difficile.

Due errori gravissimi, invece, lo spaniel può commettere, e tanto inescusabili che il sommario dei punti nemmeno si cura di evidenziarli: lo sfrullo volontario fuori tiro utile e il trascuro di selvaggina. Sono, infatti, due errori che infirmano la prestazione nella sua essenza primaria: la confacenza del metodo di cerca. Sul secondo di questi errori non ci piove; attenzione soltanto che sia lasciato al cane il giusto tempo per batter bene tutto il suo terreno. Sul primo degli errori, invece, cioè sullo sfrullo fuori tiro, è d’obbligo una importante precisazione. Indubbiamente autorizzato, anzi doveroso, è il risolvere, pur fuori tiro, in esito a una carica di forzamento, decisamente condotta a ridosso di un selvatico invisibile che si sottragga velocissimamente all’impatto olfattivo iniziale del cane. Essenziale, però, è che sia carica velocissima, scaturente da un’esigenza subitanea di lavoro, non invece filata o accostata prudente, anticipatrice del vero forzamento; nel qual caso sarebbe iniziativa indebita o disubbidienza ingiustificabile.

Lo stile. A prescindere dalle appercezioni individuali del singolo, nonché dalle contorte anfibologie oracolo ‐ delfiche di cattivi standard pur ufficiali ‐ ad esempio springer ‐ circa inesplicabili similitudini di una dinamica degli arti di tipo pendolare e non remigatorio (?), lo stile di lavoro che viene a salpamento dalla normativa inglese di prove, sembra identificarsi: uno, con la velocità di galoppo; due, col portamento di testa semi ‐ eretto e indicativo di una esplorazione olfattiva tendenzialmente vigile in via aerea; tre, col metodo di cerca che ha da essere sistematico senza cadere nella minuzia, zigzagante di percorso senza ribattere terreno, coraggioso senza pedanterie testarde, sempre incalzante senza mai risultare ossessivo. Il binomio, comunque, stile velocità emerge come inscindibile, qualunque sia il tipo di terreno su cui si muove il cane. Inoltre, non si ravvisa traccia nella normativa o nella letteratura specialistica anglosassoni di prove, della licenza che il cane apra l’azione di cerca quando si trovi in terreno aperto. La ragione appare ovvia, a ben riguardare la cosa sotto un profilo essenzialmente pratico: il tiro utile di fucile rimane sempre attorno ai 36 metri (40 yarde) su ogni tipo di vegetazione.
Lo stile, insomma, è azione continua, veloce, coraggiosa, incalzante, succedentesi per lacets di circa 70 metri incentrati sul conduttore. Circa la meccanica tipica delle razze spaniel, e in particolare delle nostre due da lavoro sul terreno, purtroppo né gli standards di lavoro anglosassoni, ne il Seiferle nel Dynamik des Bewegungsapparates der Haustiere, ne il Lyon nel Dog in action, né gli etologi canini tipo Lorenz o Trumler ci dicono alcunché.

Dobbiamo, dunque, rifarci a noi stessi e abborracciare che, quanto più la battuta degli arti sarà riunita per distali (di meno, però, il posteriore) e quanto più, pertanto, la sbracciata anteriore apparirà raccorciata, tanto più l’andatura riuscirà apprezzabile in tipicità. Non è vero, però, che il posteriore debba restare sotto di sé in battuta; sarebbe contraddittorio coi postulati velocisti di premessa. Questo genere di battuta, semmai, lo presentano due tipologie di cani, notoriamente iper ‐ineretiti sugli arti dalla selezione recente: gli springers di linea di sangue d’esposizione, nonché i cockers di ascendenza Galtees‐ware, cioè i cockers per antonomasia che conosciamo noi in Italia. Fra cockers e springers di vero lavoro (vale a dire, provenienti da “working common stocks) non risultano diversità tipologiche d’andatura, almeno in termini di classificabilità anatomo‐zoologica.

Parlando, invece, in termini equestri, e con tutte lo riserve conseguenti, quello spaniel potrebbe definirsi un galoppo veloce, tendenzialmente riunito per distali, raccorciato d’anteriore e pur di giusto scalcio. In ogni caso, è estraneo alla psiche dello spaniel da sfrullo l’assumere andature diverse dal galoppo, ovverosia camminate, qualunque sia il fondo di terreno su cui si muove. Come il pointer di razza lo spaniel nello sporco tende ad assumere una qualunque andatura saltata, magari irregolare, come direbbe un ippofilo, magari costituita da una iterazione di groppate e di smontonature, a seconda della circostanza. La smontonatura frequente, in particolare, è bellissima espressione del lavoro springer in vegetazione alta, i cui pregi in termini di tipicità, purtroppo, sfuggono alla più parte degli osservatori.

Il riporto. Gli inglesi, mi sembra, fan troppi palazzi sul dente duro; giustamente da noi la cosa non e riguardata con altrettanto apocalittico rigorismo, né si costruisce attorno a esso una liturgia d’accertamento, ogni volta, di tipo inglese. Il conferimento, per gli inglesi, deve avvenire in mano, e di ciò possiamo intendere le ragioni. L’estetica in primo luogo; poi la necessità di evitare al conduttore di raccogliere da terra trenta‐quaranta volte, nel corso di una battuta di caccia che si svolge per linea avanzante di molteplici sparatori‐battitori.

Da noi la situazione non presenta questo tipo di rischio, non fosse altro perché a ciò ha provveduto la normativa venatoria. Saggiamente,quindi, il nostro regolamento di prove s’accontenta del conferimento al piede. Ma anche qui ha da farsi una precisazione. Al piede, in questo caso, non è attribuibile al significato di regione anatomica, e pertanto “sull’alluce di” ma è locuzione avverbiale che vuoi dire “a terra in prossimità di” secondo il comune senso grammaticale delle espressioni locative consolidate. Né sembri pedante la puntualizzazione, ché la cosa ha dei precedenti autorevoli. Non è qui il caso di stabilire ‐ né io sarei competente a farlo ‐ a che distanza metrica o centimetrica utile dai piedi del conduttore possa esser ritenuto confacente un conferimento di riporto, ma in ogni caso si evitino, fra i formalismi, sopratutto quelli di tipo linguistico. Né dimentichiamo mai che la focalizzazione insistita sulle piccole cose, da distanza troppo ravvicinata, dissuefà la vista a guardare le cose grandi, in prospettiva. E anche qui, di nuovo, il giusto mezzo fra miopia prospettiva e superficialità indulgente o lassismo estroso: sussiste, e deve tutti noi assillare, un problema di credibilità oggettiva delle prove, senza la quale credibilità esse cadrebbero in burletta agli occhi stessi di tutti noi che ne calchiamo il terreno, prima ancora che a quelli dei cacciatori che ci osservano. Su questo punto, il rituale inglese merita quanto meno una riguardosa comprensione, se pur i non totali consensi, di noi come cacciatori e come cinofili, ben consapevoli che la cinofilia dei minuetti è la peggiore delle cinofilie, perché, parafrasando Arkwright, serve solo a selezionare i cani da “music hall”.

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