H.W. Carlton, Spaniels: addestramento per caccia e prove sul terreno.

Londra 1916.

INTRODUZIONE DI WILLIAM ARKWRIGHT. (traduzione di Umberto Zaccarini)

 
Sono veramente compiaciuto dell’esser richiesto di scrivere l’introduzione a questo libro del Carlton dacché lo reputo un testo sotto ogni aspetto completo, e proprio per ciò temo che codesta assoluta compiutezza di trattazione mi metta in difficoltà. Che cosa rimane, dunque, qui da dire se non dello zelo e dell’abilità dell’Autore, laddove un panegirico di mero encomio né riuscirebbe gradito a lui stesso, né potrebbe dirsi attinente agli scopi di una vera introduzione.

Tanto per dir qualcosa, dunque, richiamerò l’attenzione del lettore sul fatto abbastanza ovvio che l’opera del Carlton colma un vuoto nella letteratura cinegetica, in quanto è – io ritengo – il solo che sia dedicato all’addestramento e all’educazione formativa dello spaniel. Ora, codesta appare d’un subito cosa doppiamente rimarchevole ponendo mente a che lo spaniel è il più antico dei nostri cani da schioppo e, senza dubbio, quello più genericamente utile al cacciatore sportivo, essendo in grado di sostituirsi, in caso di necessità, agli altri membri della famiglia – siano essi pointer, setter o retriever – mentre nessuno di essi si trovano in grado di restituire la cortesia.

Per l’addietro, perciò, è stata rimproverata ai cinofili inglesi la carenza di un manuale esauriente sull’arte dell’addestramento spaniel, ed è certamente titolo di buon merito dell’Autore l’aver assunto il ruolo di pioniere nel trattare con serietà un argomento così importante.

Di più, non solo egli s’addentra nei problemi dell’addestramento del cane, ma anche (che è di gran lunga più importante) include nel suo campo di trattazione l’addestramento dello stesso neofita addestratore! In breve ciò che è stato fatto per altre razze da svariati autori in molteplici opuscoli (i retriever, particolarmente, detengono una picco la biblioteca tutta loro) il Carlton mostra di essere riuscito a concentrarlo in un singolo volume. Un condensato che dovrebbe risultare sotto ogni aspetto opportuno in vista di una incipiente disposizione della società di oggi a includere fra i suoi passa tempi, oltre al golf e al bridge, il personale addestramento del cane a scopo di presentazione in prove di lavoro. E di ciò basti. Mentre sto decantando gli indubitati meriti di queste pagine saggio sull’addestramento spaniel m’incalza il pensiero che forse esse, da sole, non potranno giovare ancora abbastanza allo sviluppo della omonima cinofilia.

Come scegliere il cucciolo che dovrà esser protagonista, insieme con voi, della pratica attuazione di tutti codesti ben ragionati precotti?

Non mi consentirà, questo argomento, di introdurre un poco i miei convincimenti in proposito? Penso di si, anche se debbo scusarmi di scendere, ora, a un livello piuttosto terra ‐ terra.

Volgendo mente al proverbio francese secondo cui “un buon cane caccia per dettame di razza” (nel testo: bon chien chasse de race) vale a dire il buon cane viene sempre da una progenie di cacciatori, e non trascurando che i francesi sono maestri degni del massimo rispetto, molto può dipendere dal modo di partire: l’acquisizione di un cucciolo promettente. In primo luogo, dunque, sotto l’aspetto del pedigree, esso deve avere una madre di primo rango, che eccella per doti naturali, possibilmente, che sia l’accompagnatrice preferita in caccia del suo padrone. In tal caso, le caratteristiche del padre non meritano affatto indagine, ché il possessore di una buona cagna quasi sicuramente avrà usato la massima oculatezza nel farla coprire.

In secondo luogo, scegliere nella cucciolata un soggetto con la testa grande e rotonda, larga di parietali, e u no sguardo d’intrepida curiosità negli occhi ben aperti. Guardate che non scappi, sottraendosi al vostro interessamento, magari per andarsi a nascondere sotto la paglia della cuccia; guardate che non faccia pipì quando lo sollevate in mano, il che è segno certo di nevrolabilità. Un eccessivo nervosismo è del pari indesiderabile, e deve essere temuto tanto quanto un temperamento indolente o torpido.

E ora, alcune poche doverose parole sulle qualità naturali, che sono quelle doti che il più capace maestro non può trasmettere al discepolo e senza le quali nessuno spaniel può diventare un ausiliare completo.

1 ‐ Docilità, che è volontà di apprendere, desiderio di compiacere il padrone.

2 ‐ Coraggio, che fa un cane inconscio della fatica; che gli farà fracassare un roveto, un intrico di spini, un ginestrone; che gli farà attraversare un fiume in piena.

3 ‐ Buon naso, che in realtà sta per acume olfattivo, congiunto con la capacità di applicarlo in senso giusto.

4. – Stile, che è primariamente gioioso và e vieni con guizzante scodinzolio e portamento della testa sempre vigile, ora alto a cercare nell’aria l’emanazione diretta del selvatico, ora basso a investigare una pista: attributi, codesti, della massima importanza per un cacciatore stanco e di non gran mira. Lo stile si estrinseca anche in un’azione audace e decisiva: ad esempio nel levare un coniglio con tale veemenza da terrificarlo a schizzare repentino dal covo.

Sin qui, le doti squisitamente naturali che io ritengo essere ereditarie e che è impossibile inculcarsi artificiosamente da un qualsivoglia addestratore. Si riscontrano, inoltre, due ulteriori qualità a livello sovente spontaneo, ma, se non tali, che possono entro certi limiti venir acquisite.

1. – Il riporto è spesso istintivo in un cucciolo spaniel, e lo si ravvisa in una sua inclinazione all’abbocco di ogni oggetto prensile, portandolo poi in giro. Un tale cucciolo avrà dente morbido e non insaliverà il selvatico: sarà il miglior riportatore di tutto. Ma molti buoni cani richiedono un certo addestramento al riporto, e ciò comporterà diversi gradi d’impegno, dalle comuni moine alle tecniche disperate del cosiddetto metodo francese.

2. – Lavoro nell’acqua. La più parte dei cuccioli spaniel lo svolge spontaneamente, non però la totalità di essi. Alcuni non sanno nuotare in modo istintivo, altri ricusano di farlo per via del trauma dell’acqua fredda. Sia ai primi sia ai secondi si può insegnarlo con dolce fermezza e perseveranza; ma quelli che diventano nuotatori artificiali non saranno mai dei grandi cani da acqua, con la loro malferma attitudine a trattare con onde, frangenti e vortici. E’ probabile che una remota infusione di sangue water ‐ spaniel inglese sia la vera causa delle mirabili capacità in tal senso di certe nobili schiatte springer, ed è il caso di rammentare che un manto folto, ondulato e grasso è indubbiamente proficuo al nuoto.

Ora, avendo immerso per poche bracciate il mio remo nell’acqua calma, mi si consenta di tirarlo a bordo di nuovo e di cederlo a un provetto navigatore che può e intende pilotare ognuno dei lettori, che avverta il giusto richiamo, verso quella plaga dove è stato scoperto il solo cane inestimabile, senza prezzo: lo spaniel perfetto.

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